Il D.lgs 102/2014 ha previsto l’obbligo di diagnosi energetica per le grandi imprese con più di 250 dipendenti, per quelle che superano 50 mln di € di fatturato e per le imprese energivore (imprese con un uso cospicuo di energia elettrica) da effettuarsi ogni 4 anni.
Il primo audit aveva come scadenza il 2015. Due anni dopo la sua entrata in vigore, il decreto ha subito una modifica a causa dell’ insufficiente recepimento della direttiva 2012/27/Ue sull’efficienza energetica diventando D.lgs. n. 141/2016, che ha provveduto a fornire anche la definizione di diagnosi energetica – o audit energetico -, spiegando che si tratta di “una procedura sistematica finalizzata ad ottenere un’adeguata conoscenza del profilo di consumo energetico di un edificio o gruppo di edifici, di una attività o impianto industriale o commerciale o di servizi pubblici o privati, ad individuare e quantificare le opportunità di risparmio energetico sotto il profilo costi-benefici ed a riferire in merito ai risultati.”
Il fine primo della diagnosi energetica è quello di misurare i consumi per individuare le soluzioni più efficaci per l’efficientamento.
Ma come si fa a misurare e diagnosticare i consumi e far in modo che questi sistemi non restino fini a se stessi? In questo ci viene in aiuto la tecnologia con dei software che in tempo reale analizzeranno i dati ed evidenzieranno anomalie di gestione attivando programmi di manutenzione, eliminando guasti ed inefficienze.
Attraverso questo software è possibile massimizzare l’efficienza dei propri impianti riducendone la spesa energetica annua e poter monitorare il funzionamento degli impianti senza che vi sia bisogno della visita di un tecnico per riscontrare anomalie.

