Grazie all’ Ecobonus 110%, sentiamo spesso parlare di Cappotto termico come opera trainante. Ma cos’è, a cosa serve, quali sono i materiali che si utilizzano e cos’ è meglio scegliere?
Nell’ultimo decennio il Cappotto termico è diventato sinonimo di coibentazione dell’involucro di un edificio, ed oggi il mercato offre diverse soluzioni e materiali. Scegliere come agire e quali materiali usare sulla propria casa significa compiere un viaggio nei complessi sistemi e materiali che vi stanno dietro.
Gli isolanti più comuni e diffusi sono: a base plastica (in polistirene espanso o estruso o in poliuretano), lane minerali o prodotti a base vegetale (fibra di legno), pannelli prodotti con l’uso di processi di riciclo e con l’impiego di scarti industriali (ad esempio, del settore tessile o di quello alimentare); biomattoni (di canapa o di paglia), insufflati che usano la cellulosa, rivestimenti ecofriendly in sughero. L’ obiettivo in ogni caso è la riduzione degli spessori, anche per diminuire l’incidenza dei costi generati dal’adeguamento degli elementi della facciata (balconi, davanzali, ecc).
In alternativa al vero e proprio cappotto, si stanno diffondendo nelle nuove costruzioni soluzioni con sistemi portanti già isolati sotto l’aspetto termico, capaci di reagire alla luce per migliorare le proprie prestazioni in campo energetico. Una buona scelta comporta un confronto su larga scala che valuti diverse necessità: non solo quella di migliorare la classe energetica dell’edificio di 2 livelli (per ottenere il Superbonus 110%), ma quella di creare davvero un valore aggiunto nell’intervento edilizio, in termini di risparmio sui consumi che abbatte quasi completamente le dispersioni termiche, per un ripensamento dell’estetica dell’immobile e non ultimo per importanza per percorrere la strada più etica e meno impattante sul piano ambientale.

